Ebola: la diffusione dell’epidemia, i dati

Infografica Ebola dati diffusione

 

In questo periodo sto lavorando un sacco, ed è difficile dopo una giornata di numeri e conti tornare a casa e rimettere gli occhi sullo schermo: così sono quasi quattro mesi che non metto un dito in questo piccolo spazo-figlio. La storia dell’epidemia di Ebola però mi ha colpito e mi ricordato le vecchie lezioni di Biostatistica, ed ho cercato di capirla meglio: qui giusto qualche nota, ma dai link si può approfondire meglio tutta la storia. La domanda che mi ero posta è: perché l’Ebola sta suscitando adesso tutto questo interesse, anche se l’epidemia è in corso da circa sei mesi?

L’esplosione dell’Ebola. La risposta in realtà è piuttosto semplice, e si vede subito costruendo il grafico del numero di casi e di morti dallo scoppio dell’epidemia: la diffusione ha preso un’impennata spaventosa, soprattutto in Liberia, mostrando quella che si definisce una crescita esponenziale. In effetti in questo stato il numero di nuovi casi è passato da circa 50 a Giugno a più di 250 a Luglio fino agli oltre 1200 di Agosto. La ragione è dovuta principalmente al fatto che il virus ha raggiunto la città di Mongrovia, capitale della Liberia, che conta più di un milione di abitanti, mentre prima restava “relegato” in zone rurali da cui riusciva a spargersi poco.

Le caratteristiche dell’Ebola. Sebbene l’Ebola abbia un tasso di letalità particolarmente alto (tra il 50 e il 70%, quindi uccide più della metà delle persone che la contraggono) e non conosciamo una cura efficace, tuttavia non ha mai destato particolari preoccupazioni sanitarie perché paradossalmente non è un virus così semplice da contrarre. L’Ebola è trasmessa all’uomo da alcuni animali selvatici, e allo stato attuale non è trasmissibile per via aerea, per cui l’unico modo per contrarla è entrare in contatto con i fluidi corporei di una persona ammalata. Inoltre proprio perché uccide molto e velocemente, i focolai di Ebola conosciuti fino ad ora si sono sempre estinti rapidamente, perché non avevano “tempo” e “modo” di uscire dalle aree rurali in cui si sviluppavano.

La diffusione. Proprio per queste sue caratteristiche, l’Ebola è un virus che può essere ben contenuto tramite buone norme igieniche, come evitare di toccare direttamente persone ammalate e lavare mani e superfici con una soluzione di acqua e cloro, che è in grado di uccidere il virus (ecco la ragione degli uomini in scafandro e idranti presenti in molte foto dell’epidemia). Putroppo le zone dell’Africa colpite dall’Ebola sono particolarmente povere, e non hanno i mezzi sufficienti a mettere in atto misure come queste: come era stato efficacemente sintetizzato già a maggio da un’OMG operante in Guinea “Le condizioni di vita estremamente povere e la mancanza di acqua e di servizi igienico-sanitari nella maggior parte dei quartieri fanno pensare che il rischio che l’epidemia si intensifichi fino ad una crisi ingestibile sia reale. La gente non è abituata a pensare di lavarsi le mani quando non ha sufficiente acqua da bere”. Allo stato attuale, proprio per questo mancato rispetto delle norme igieniche necessarie ad isolare il focolare, si è stimato che in media ogni malato contagi circa 2 persone (il che porta ad una crescita esponenziale del numero di casi, e quindi di morti). A pagare questo prezzo sono soprattutto i familiari delle vittime ed il personale medico locale, tra cui si contano già 301 casi e 144 decessi. E’ interessantissimo da questo punto di vista l’articolo dell’inviato del Washington Post Lenny Bernestein, che potete trovare tradotto qui: “Dodici giorni in Liberia senza toccare nessuno”.

Le preoccupazioni. Senza mettere in atto misure igieniche radicali, si prevede che la malattia possa continuare ad espandersi in maniera esponenziale, soprattutto se riuscirà a raggiungere altre zone urbane. Partendo dai valori di letalità e di contagiosità osservati fino ad ora, e non mettendo in atto alcuna nuova misura, l’OMS prevede che nelle nazioni affette sia possibile osservare da 2’000 a 10’000 nuovi casi alla settimana entro metà Novembre, provocando nel suo decorso centinaia di migliaia di morti e danni enormi all’economia. Un’ulteriore preoccupazione riguarda la possibilità che il virus possa mutare in una forma trasmissibile per via area: in questo caso anche i paesi occidentali rischierebbero di trovarsi impreparati a far fronte ad una possibile diffusione dell’epidemia. Allo stato attuale però la possibilità di questa mutazione è ritenuta estremamente bassa.

I dati sull’epidemia di Ebola

I dati sono disponibili sul sito dell’Oms, e sono – come spesso accade – ben riassunti in questa tabella di Wikipedia.

[Note per gli appassionati di numeri: il tasso di contagio di una malattia, detto R0, e il tasso di letalità sono i due parametri fondamentali per prevedere la diffusione e la pericolosità di una malattia, assieme alle caratteristiche economiche e demografiche del territorio in cui la malattia potrebbe attecchire. Il morbillo è una delle malattie più contagiose esistenti, con un R0 pari circa a 15. La spagnola, epidemia che ha decimato la popolazione mondiale agli inizi del novecento, aveva un R0 prossimo a 3. Purtroppo sia l'R0 che il tasso di letalità sono difficili da stimare, perché dipendono dal numero di casi e di morti osservati nel corso dell'epidemia, che possono essere difficili da contare e classificare sia per sottostime (mancata comunicazione di casi, come si pensa stia accadendo nel caso dell'Ebola) sia per sovrastime (confusione dei sintomi di un'altra malattia per la malattia sotto osservazione). Per questo le stime sulla diffusione dell'Ebola (come di molte altre epidemie del passato come la Sars e l'influenza suina) sono estremamente variabili, e possono portare ad errori di valutazione notevoli – come una mancanza di allerta, o al contrario, un'allerta eccessiva. Tanto l'Oms quanto vari centri di ricerca stanno facendo di tutto per stimare R0, tasso di letalità e possibili scenari nel caso dell'ebola: qui, qui, qui e qui un po' di materiale con tanti conti, qui la pagina dell'OMS con tutte le informazioni disponibili e qui un articolo che più o meno li riassume]

  • salvatore

    “La gente non è abituata a pensare di lavarsi le mani quando non ha sufficiente acqua da bere” Questa frase è come una coltellata nel petto. Ebola è veramente frutto della miseria e della nostra disattenzione, del nostro guardare con rabbia solo noi stessi e la nostra crisi. Solo ora che la paura si affaccia nelle nostre città “civilizzate” ce ne accorgiamo, ma principalmente per difenderci, non per risolvere il problema.

    • Grazie mille Salvatore per la condivisione di questo pensiero. Purtroppo è vero, è doloroso vedere che spesso la nostra attenzione è veicolata più dalla paura o dall’interesse economico, che da una vera vincinanza ad altre porzioni di umanità. Ma direi che è anche molto umano. Come diceva la grandiosa legge di Fuller sul giornalismo “Più lontano accade una catastrofe o un incidente, più alto deve essere il numero di morti e feriti perchè faccia notizia”.