Suicidi: la classifica dei paesi del mondo

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Preambolo – 13/01/2014: Girando sul web ho trovato un po’ di link a questo mio articolo preceduti da affermazioni del tipo: “Il freddo e la mancanza di luce provocano un boom di suicidi nei paesi del Nord”. Mi fa piacere che l’articolo venga condiviso, ma ci tengo a precisare per coloro che non hanno il tempo di leggerlo che non è vero che la Norvegia ha un boom di suicidi e che in generale non ci sono prove che i suicidi siano causati da freddo o mancanza di luce. La tesi che l’articolo porta avanti è che  mutamenti sociali repentini sono probabilmente causa di incrementi nel tasso di suicidi osservati in numerosi stati.

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Ho deciso di scaricarmi i dati sul tasso di suicidi nel mondo per rispondere ad un’osservazione che e’ quasi un’ossessione da quando mi sono trasferita in Norvegia: “Ah, quello sara’ pure un paradiso, ma alla fine li’ si ammazzano molto piu’ che in Italia”. Quasi sempre seguita da: “Certo, poveracci, li’ e’ sempre buio”.  Ma sarà vero? Al di la’ della banale osservazione che non e’ sempre buio (anzi, adesso il buio e’ quasi scomparso), comunque mi interessava dare un’occhiata alla classifica delle nazioni per tasso di suicidi, provando a capire anche il perche’ in certi stati il tasso e’ molto piu’ elevato che in altri.

I dati. I dati sul tasso nazionale di suicidi vengono raccolti dal WHO, che semplicemente riporta cio’ che gli stati stessi gli comunicano. Dunque e’ possibile qualunque tipo di distorsione dovuta alla non accuratezza del dato riportato, specialmente in termini di sottostima (il suicidio potrebbe non essere dichiarato dalle famiglie allo stato, o non essere riportato dallo stato al WHO, per ragioni culturali, amministrative, religiose, politiche o di qualunque altra natura). In ogni caso, ci troviamo in uno di quei casi in cui non e’ possibile fare di meglio, dunque dobbiamo accontentarci.

 L’Italia e la Norvegia. E’ vero che il tasso di suicidi in Norvegia e’ superiore a quello italiano: 11,9 suicidi ogni 100.000 abitanti in Norvegia contro 6,3 in Italia (65esima nella graduatoria mondiale). Non e’ vero, pero’, che la Norvegia abbia un tasso cosi’ straordinariamente alto, e meno che meno che sia prima in Europa: nella graduatoria mondiale e’ 37esima, ed in Europa e’ superata da ben 20 nazioni, in ordine: Lituania (2 in classifica), Slovenia (8), Ungheria (9), Ucraina (12), Russia (13), Croazia (14), Lettonia (15), Moldova (16), Serbia (17), Belgio (18), Finlandia (19), Polonia (23), Estonia (25), Francia (26), Bosnia ed Herzegovina (28), Austria (30), Repubblica Ceca (31), Bulgaria (33), Romania (34) e Svezia (36).

 Il podio. Il primo premio per tasso di suicidi spetta alla Groenlandia, con un tasso incredibilmente alto: ben 108 persone su 100.000, valore che distacca parecchio il secondo posto, della Corea del Sud, con circa 31.7 persone su 100.000. In terza posizione la gia’ citata Lituania, con un tasso di 31.6 abitanti su centomila.

 Il freddo e la luce.Diciamo una volta per tutte che le spiegazioni dovute alla mancanza di luce o al freddo sono un po’ troppo semplicistiche per spiegare un fenomeno complesso come il tasso di suicidi. E’ vero che le zone vicine al circolo polare artico sembrano toccate in maniera particolare da questo tipo di fenomeno, e i tassi elevati della Groenlandia e (soprattutto nel passato) dei paesi scandinavi, e il tasso altrettanto elevato della popolazione degli Inut, in terra canadese, soprattutto se comparato al tasso di suicidi generale del Canada, hanno suscitato un interessante serie di studi. Tuttavia le connessioni con il freddo sembrano insignificanti, dal momento che per tutti questi paesi i tassi di suicidio ad inizio del secolo erano prossimi a zero, e la temperatura e’ sempre stata molto rigida. Per quanto riguarda la luce, addirittura, e’ stato osservato in Groenlandia un incremento di suicidi durante l’estate, la cui giustificazione potrebbe essere l’insonnia causata dal sole notturno (quale causa prossima, mentre la causa remota andrebbe cercata altrove).

 L’industrializzazione e i regimi. Una variabile che sembra invece ricorrente per molti popoli colpiti da un incremento nel tasso di suicidi e’ la presenza di un repentino cambiamento sociale che ha scardinato i meccanismi della cultura tradizionale. Osservando gli incrementi nella storia del tasso di suicidi, i primati nel tempo sono toccati a paesi che hanno subito bruschi cambi di regime politico (ad esempio la zona dell’ex-Urss), o a popoli con tradizioni secolari a cui l’industrializzazione ha imposto un radicale cambiamento di stile di vita (come le popolazioni oltre il circolo). In molte di queste zone all’incremento del tasso di suicidi si e’ aggiunto un alto tasso di consumo di alcool e di stati depressivi.

Il suicidio come fenomeno sociale: l’anomia. Una teoria interessante sul fenomeno dei suicidi e’ stata elaborata dal sociologo Emile Durkheim, ed e’ riproposta nel libro Suicide in Asia, cause and prevention, in cui tra l’altro gli autori Park e Lester analizzano in profondita’ i dati relativi alla Corea del Sud. Secondo Durkheim i cambiamenti repentini nelle società possono comportare un declino della morale comune, che invece solitamente funge da collante sociale: l’individuo si ritrova in una condizione in cui le proprie norme e i propri valori non sono più rilevanti, ma un nuovo set di norme sociali non è ancora definito. Il legame tra presente, passato e futuro è difficile da individuare, le nuove condizioni sono difficili da controllare e si può sviluppare un forte senso di anomia (mancanza di norme comuni) e di isolamento sociale, soprattutto nella classe adulta e anziana; chi ne e’ colpito puo’ commettere una grande varieta’ di azioni distruttive, tra cui il suicidio. Park e Lester presentano molti dati a conferma della validita’ della teoria della anomia: Yip e Tan (1998) mostrano come il tasso di suicidi in Hong Kong e Singapore nel boom economico degli anni 80 si sia quasi quintuplicato per la classe anziana. Clayer e Czechowicz (1991) mostrano come il tasso di suicidi presso gli Aborigeni sia passato da 10.1 su centomila a 105.3, ma che lo stesso fenomeno non si e’ verificato per chi ha mantenuto gli stili di vita tradizionali. Risultati analoghi sono mostrati da Chandler anche per i Nativi Americani (il suo ultimo studio ha l’esplicito titolo: “Continuità culturale come fattore protettivo contro i suicidi”).

Il sesso e l’eta’ del suicidio. In tutti gli stati osservati il tasso di suicidio maschile e’ estremamente piu’ elevato di quello femminile; genericamente, i maschi si suicidano circa 5 volte di piu’ delle femmine. Per quanto riguarda l’eta’, nella maggioranza delle nazioni il tasso di suicidi cresce al crescere dell’eta’, e colpisce soprattutto la classe adulta e anziana. Non e’ cosi’, invece, in Groenlandia (cosi’ come in Finlandia circa 15 anni fa), dove l’emergenza e’ il suicidio giovanile e adolescenziale; si stima che circa un groenlandese su cinque abbia tentato il suicidio, e il problema si e’ trasformato recentemente in una vera e propria emergenza sociale, per altro a forte rischio emulazione. Per quanto riguarda i mezzi, stando agli studi nazionali, la Groenlandia spicca per impiccagioni e colpi d’arma da fuoco, mentre la Corea per avvelenamenti e impiccagioni.

Ancora Italia e Norvegia. Riporta l’Istat che il tasso di suicidi in Italia e’ uno dei piu’ bassi dei paesi Ocse, e si e’ persino ridotto negli ultimi 15 anni. La propensione al suicidio e’ circa tre volte maggiore nella popolazione di sesso maschile che femminile; e’ maggiore al Nord e minore al Sud, e’ maggiore per persone con titoli di studio piu’ bassi e cresce al crescere della classe d’eta’. Per quanto riguarda la Norvegia, il tasso di suicidi ha raggiunto un picco nel 1988, ma da allora ha subito un progressivo decremento. Se qualche incontentabile vuole saperne di piu’, uno studio di Anders Barstad analizza la connessione tra fenomeni sociali e tasso di suicidi in Norvegia dal 1948 ad oggi. E con questo spero di aver sedato qualunque curiosita’ sui suicidi in Norvegia.

I dati sui suicidi

Questo è uno dei casi in cui Wikipedia svolge una funzione d’oro. I dati sui suicidi nei paesi del mondo sono forniti dal WHO, sulla base dei più recenti dati forniti dalle nazioni, con ultimo aggiornamento nel 2011. Tuttavia la pagina inglese di Wikipedia sulla lista di paesi per tasso di suicidi riporta alcuni aggiornamenti con fonte documentata, spesso legata a statistiche ufficiali dei paesi stessi, la cui comunicazione al WHO non è ancora avvenuta. Nei casi dunque in cui le statistiche ufficiali fornivano risultati più aggiornati, ho approfittato del lavoro di documentazione svolto da Wikipedia per correggere le stime.

  • Chiara Lega

    Ciao, interessante l’articolo! Anche io vivo in Svezia(nel sud) e sono stanca di questi falsi miti sui suicidi. Al di là del semplice fatto che da nord a sud la Svezia ha un clima molto variabile, e in città costiere come Malmo e Goteborg l’estate è bellissima, primavera anche, gli inverni non rigidi poichè mitigati dalla corrente del golfo e un clima generalmente molto secco, per cui temperatura sotto lo zero non vengono avvertite troppo..

    • Ciao Chiara, benvenuta su Data LampPost! Mi ritrovo assolutamente in tutto quello che dici sul clima: nonostante la latitudine, anche la Norvegia non ha un clima così freddo come si pensa, ed ha un’estate ed una primavera stupende. Proprio per questo la teoria dei suicidi mi sembrava un po’ forzata ed ho provato ad indagarla meglio ;) Grazie per aver condiviso la tua esperienza!

  • Nome

    Interessante. Io in scandinavia, se non potessi andarmenene, mi suiciderei per altri motivi che non il clima. Per me è un posto culturalmente orribile. Preferirei l’Iran se mi considerassero dei loro.

    • Ciao e benvenuto! Non so come mai maturi tanto disprezzo nei confronti della Scandinavia, io ci ho vissuto e ne ho apprezzato moltissimi aspetti!

      • Nome

        Motivo semplicissimo: la Scandinavia è un insieme di paesi più o meno femministi e io sono antifemminista. Questo è un tema centrale nella società perché porta anche leggi e cultura di un certo tipo. Cultura e leggi antimaschili. Se ti va possiamo parlarne un po’, ma non ho molto tempo. Le risposte non sarebbero tempestive. Ti faccio presente che si dicono molte falsità sul femminismo e la sua storia. La stessa cosa sull’antifemminismo.
        PS.
        Non giudicarmi prima di conoscermi.

        • Immaginerai che, come donna, non mi trovo particolarmente d’accordo con queste affermazioni, e in particolare con la tesi che la cultura femminista sia antimaschile. Sono sicura però che hai delle argomentazioni interessanti a sostegno delle tue posizioni e mi piacerebbe sentirle. Qui siamo particolarmente fuori topic, se vuoi riassumere qualcosa dei tuoi pensieri fallo pure, ma poi preferirei chiudere il thread. Se però ti va di spiegarmi meglio quello che pensi, scrivimi pure in privato (il mio contatto è in prima pagina, nel box a destra) e ti ascolto volentieri.

          • Nome

            Io mi sono proposto solo perché spesso vengo giudicato negativamente solo perché sono antifemminista. In realtà non è che avrei molto tempo per dissertare sull’argomento. Ti dico solo che bisogna studiare bene la storia di qualcuno o qualcosa sentendo più campane per poi decidere chi è più verosimile e ha portato più prove. Con il femminismo questo non succede. Di solito il femminismo prende ragione da tutti a prescindere. Bisogna anche considerare che solo chi è femminista nonostante sappia la verità è connivente. Tutti gli altri sono solo dei più o meno plaggiati (nulla di disdicevole ad essere caduti in inganno). Quindi io non accuso mai i femministi (notare che non uso il femminile), ma coloro che sono disonesti intellettualmente e continuano a sostenere le loro tesi anche dopo uno studio del parere (e dei fatti riportati) delle altre campane. Mi piacerebbe che tutti studiassero per esempio questo sito: http://antifeminist.altervista.org/
            Spesso le donne si sentono attaccate da questo sito, ma per me succede solo quando si ha la coscienza personale sporca. Infatti il sito non attacca le donne, ma solo il femminismo. Lo fa con dati e riportando fatti storici acclarati, che possono essere ripescati in altro modo. Proprio come ha fatto il padrone del sito.
            A proposito di sondaggi, è bello il lavoro di trasposizione del sondaggio contro la violenza sulle donne in violenza sugli uomini.
            Ancora moto interessante Erin Pizzey, la fondatrice dei centri anti violenza che è oggi antifemminista. Anche certe leggi che sfavoriscono indebitamente l’uomo rispetto alla donna. Eccetera eccetera. Se uno vuole informarsi il materiale c’è a gogò. Spero che lo farai. Potresti fare delle considerazioni ad esempio su chi commissiona certi sondaggi, e su come vengono fatti. Magari sarebbe interessante sapere che esiste una potente lobby femminista e che ci sono non ricordo quante ONG femministe all’ONU. Interessante, anche visto che Erin Pizzey è stata perseguitata per le sue critiche. Insomma di materiale ce n’è a bizzeffe per chi ha voglia di ascoltare un altro parere. Spero che attragga il tuo interesse.
            Qui una spiegazione di uno dei diversi motivi per cui certe cose non vengono a galla: https://www.youtube.com/watch?v=px0FaA0K35w

          • Michela Bia

            quindi pensi che le donne non debbano avere gli stessi diritti di un uomo? Che non debbano votare, che non debbano lavorare, che non debbano parlare in pubblico, che non possano gestire patrimoni, che non possano scegliere liberamente chi sposare, e SE sposarsi o no, se avere figli o no, che non debbano avere la patria potestà sui figli, eccetera eccetera eccetera? No, perché sai, io insegno Storia, e il Femminismo questo ha fatto, ha lottato per questi diritti. E continua a lottare per altri in modo da raggiungere una PARITA’ con l’altra metà del genere umano, ovvero parità di salario, parità nella gestione della casa e dei figi, parità nel mondo del lavoro (in Italia le donne adulte occupate sono circa solo la metà, ancora oggi), parità di opportunità, e lotta contro la violenza sulle donne. O pensi che le donne vadano picchiate legittimamente, spiegami?

          • Nome

            L’unica cosa per cui ha lottato il femminismo è stato il potere del genere femminile raggiunto tramite la menzogna sul genere maschile. Tu sei stata indottrinata e insegni la storia scritta dai vincitori. Ti assicuro che in questo mondo non si muove foglia che il potente non voglia e il femminismo ad un certo punto faceva comodo ed è stato foraggiato dalle classi dirigenti più in cima, altrimenti non esisterebbe. Su internet ci sono tutte le informazioni del mondo anche tutte quelle alternative, soprattutto per chi conosce l’inglese e altre lingue. Dato che le posizioni ufficiali le conosci ora vai a sentire l’altra campana e informati molto bene per anni se vuoi la verità. Ovviamente devi stare attenta a quel meccanismo psicologico che ci fa accettare più facilmente qualcosa che ci conforta nelle nostre convinzioni. Se vuoi qualche link posso dartene qualcuno da cui iniziare. In primo luiogo ti chiedo di cercare tutto quello che trovi su Erin Pizzey, la fondatrice dei centri antiviolenza in Inghilterra, grande femminista poi convertitasi all’antifemminismo. Qui ci sono un po’ di informazioni sulla violenza di genere fatta da donne e dovresti trovare qualcosa sulla Pizzey.

            Buona lettura: http://violenza-donne.blogspot.it/
            Suggerisco sempre a tutti di cercare le frasi malvage delle femministe per far capire meglio il femminismo.

            Qui un bel elenco per nulla completo o esaustivo: http://www.donnapratica.com/forum/parita-sessi/misandria-t644.html

            PS.
            Ovviamente mi sono rivolto a te come se fossi in buona fede. Spero di non essermi sbagliato.

  • lupo66

    beh il tasso alto della groenlandia è senza senso statistico perché è troppo sensibile a pochi suicidi in una popolazione molto bassa

    • Scusa per l’enorme ritardo nella risposta, avevo perso il tuo commento! Concordo con te sul fatto che il dato potrebbe essere parzialmente distorto dalla scarsa numerosità della popolazione; tuttavia la questione dei suicidi è considerata nella stessa Groenlandia un fenomeno in ampia crescita e da attenzionare, il che ne conferma la validità, e lo rende di interesse (secondo me) in questa riflessione. Grazie per la tua annotazione comunque!

  • Jerry Blunt

    Complimenti per il post molto interessante. Sarei molto curioso di poter approfondire i dati sull’Italia, che dalla crisi finanziaria del 2008 ha contato numerosi suicidi da parte di imprenditori: secondo me siamo saliti un pochino nella classifica, a confermare che hanno piu incidenza gli avvenimenti politici che il clima.

    • Grazie per l’interesse e per i complimenti! In effetti il tema dei suicidi degli imprenditori è molto interessante, e spero di trovare il tempo per poterlo affrontare degnamente. Se riuscirò a farlo, ti menzionerò come origine dello spunto ;)

  • Ivana

    Ciao interessante, ma sarebbe meglio considerare il dato pesato sulla popolazione altrimenti non ha senso, di che anno sono i dati 2013? Grazie e complimenti per l’impegno

    • Ciao Ivana, grazie mille! Per venire ai tuoi dubbi, il dato è già pesato sulla popolazione (si parla di numero di suicidi ogni 100.000 abitanti); per quanto riguarda l’anno dei dati, come segnalato nel paragrafetto “I dati sui suicidi”, i dati sono stati raccolti dal WHO nel 2011; si tratta tuttavia di statistiche che ogni nazione calcola per conto proprio, quindi per alcuni stati il dato potrebbe risalire ad anni precedenti

  • Luca

    Sarebbe interessante sapere il tasso di suicidi della corea del nord.

    • Ciao Luca! Mi hai incuriosito subito con questa domanda, così ho fatto qualche ricerca. In nazioni in cui vige una dittatura è molto complesso ottenere dati di questo genere. Ho trovato però questo interessantissimo articolo del Guardian (http://www.theguardian.com/world/2014/sep/04/north-korea-suicide-rate-among-worst-world-who-report) che commenta i risultati per la Corea del report Preventing Suicide: a Global Imperative, prodotto nel 2014 dal WHO. Riassuntivamente, il WHO stima in 9.790 i suicidi avvenuti in Corea del Nord nel 2012, che porterebbe ad un tasso di suicidi pari a 39.3 suicidi ogni 100.000 abitanti, uno dei più alti al mondo. Il WHO stesso segnala però che il dato è particolarmente complesso da calcolare, perchè distorto da molti fattori: da un lato, potrebbero essere imputate come suicidi alcune morti in stato di detenzione o fermo; dall’altro lato, perchè le famiglie di persone suicide vengono punite severamente dallo stato, ragion per cui il suicidio è genericamente non dichiarato. Inoltre è noto il fatto che famiglie intere di persone fuggite dalla Corea intentano suicidi di massa per fuggire alle persecuzioni dello stato. Insomma, è una domanda di difficile risposta, ma certamente il report del WHO, che puoi trovare qui (http://www.who.int/mental_health/suicide-prevention/world_report_2014/en/), la affronta in modo sufficientemente ampio e complesso.

  • Alea iacta est

    Si ok. Pero’ tu non tieni conto di un fattore. La Norvegia e’ uno dei paesi piu ricchi al mondo con un tasso di disuguaglianza sociale tra I migliori. Allora come spieghi che in termini di suicide sia accomunabile a paesi infinitamente piu poveri, quali Lituania, Croazia, Ucraina etc etc? Secondo me il problema sta nella educazione repressiva che li porta ad essere molto massificati.